Resident Evil 9: La fiera della supercazzola biologica

Quando il Fan Service distrugge trent’anni di Lore (Spoiler Allert!)

 

IMPORTANTE, questa recensione è ricca di spoiler!

Resident Evil Requiem è indubbiamente un gioco che nel bene e nel male ha fatto parlare di sé e ha segnato la serie di Resident Evil. Il primo, colossale insulto all’intelligenza del giocatore si presenta subito come il motore immobile dell’intera vicenda: un morbo misterioso che colpisce i superstiti di Raccoon City a trentanni di distanza dal disastro. La logica ferrea della saga è sempre stata binaria: se vieni morso o ferito sei contagiato e ti trasformi in poche ore (o subisci mutazioni specifiche e immediate come Jill Valantine con il Virus T o Sherry Birkin con il G); se non vieni contagiato, scappi e ti salvi. L’idea che Leon e Sherry abbiano in corpo una “bomba a orologeria” biologica rimasta silente per tre decenni, senza dare alcun sintomo mentre affrontavano piaghe in tutto il mondo, è la prima grande supercazzola del gioco. All’inizio ci passi sopra, sperando in un complotto governativo o chissà cos’altro. E invece no: per gli sceneggiatori Capcom, il virus del ’98 aveva semplicemente un timer flessibile.

Il miraggio del terrore puro: La prima metà con Grace

 

Con Grace si gioca in prima persona, perché si prende il meglio della saga Winters e lo si unisce agli ambienti clastrofobici a base di zombie. Il risultato è incredibile: il miglior momento survival horror di sempre della serie RE, paragonabile a livello di paura solo a Le Ombre di Rose

 

Questa assurdità di fondo viene inizialmente mascherata da un’ottima atmosfera. La prima parte del gioco, vissuta principalmente nei panni di Grace, funziona alla perfezione. È survival horror autentico, claustrofobico e malato, sulla falsariga di Resident Evil 7. Gli zombie non sono soltanto carne da macello, ma incubi ambulanti che mantengono tic, borbotti e voci umane spezzate che risuonano nelle stanze di una spettrale clinica dell’orrore. Il mistero intorno al Dottor Gideon regge il ritmo e l’angoscia ti tiene incollato alla sedia. Ma è un’illusione commerciale destinata a sgonfiarsi non appena il testimone passa a Leon S. Kennedy in modo definitovo nella seconda metà del gioco, vissuta in terza persona come in Resident Evil 4.

La bomba termonucleare all’acqua di rose

 

La bomba termonucleare lanciata su Raccon City alla fine di RE2 e RE3

Ed ecco che l’azione si sposta sui resti di Raccoon City. E qui sia la coerenza scientifica che narrativa vengono definitivamente polverizzate. Nel 1998 la città è stata rasa al suolo da un missile termonucleare per contenere il contagio. Eppure, trent’anni dopo, Leon si ritrova a camminare tra i resti della centrale di polizia (R.P.D.) dove ci sono ancora i poliziotti zombie che camminano tranquillamente, coperti di polvere. Non solo: le piante mutanti del vecchio laboratorio Umbrella sono ancora lì, diventate gigantesche, e i ragni giganti sono ancora più enormi e forti. La città brulica di ogni genere di mostro, in un mix insensato tra i vecchi mutati del Virus T e i nuovi mostri del virus evoluto fatti uscire dalla clinica di Gideon senza alcun motivo. Di fronte a questo scempio, Sherry chiede a Leon: “[…] come sia possibile che la bomba non abbia distrutto tutto?” La spiegazione ufficiale del gioco? Leon risponde:

A quanto pare no.

Fine. Una bomba atomica non è stata capace di incenerire quattro zombie in un commissariato di polizia, e tutta questa fauna mutante fa miracolosamente da “scudo” al laboratorio segreto sottostante la città.

Resident Evil 9 o Call of Duty? La parentesi tattica

 

Zombie, Tyrant e mutanti vari non bastano a fermare Leon? Allora aggiungiamo anche un bello scontro con le forze speciali dei cattivoni del RE9 XD

Per quanto si tratti di una parentesi breve — circa venti minuti di gioco — Leon si ritrova catapultato in uno sparatutto militare tattico, costretto ad affrontare una squadra di soldati speciali umani. Questi militari applicano strategie intelligenti di accerchiamento, prendono la mira dalla distanza e sparano raffiche letali di mitra. È una sezione frustrante che spezza una regola non scritta e sacra per la saga: in Resident Evil si combatte contro le armi biologiche. Se ci devono essere scontri tra umani, la tradizione vuole che siano confinati in scene dintermezzo cinematografiche, non nel gameplay attivo. Il tutto culmina nello scontro con un Generale umano che, per mere esigenze di difficoltà artificiale, evidenzia un bilanciamento dei danni a dir poco ridicolo. Il Generale ha un’ascia uguale e più potente di quella di Leon e se spara un paio di colpi su quest’ultimo va a terra; se invece il giocatore gli scarica in pieno petto cinque o sei fucilate ravvicinate, questo soldato d’élite continua a camminare in avanti come se avesse ricevuto proiettili di gomma, rivelandosi inspiegabilmente più incassatore di Albert Wesker in Resident Evil Code: Veronica X e Resident Evil 5.

Il collasso finale: La redenzione di Spencer e il vaccino magico

 

Pieno di “altruismo” e “amore per l’umanità”, Spancer dichiara poco prima di morire una frase memorabile: «Una nuova genesi è vicina, e io ne sarò il creatore

 

Il finale del gioco è un’esplosione di supercazzole che cancella la continuity ufficiale della saga. Assistiamo a un filmato dove Ozwell E. Spencer viene dipinto come un santone redento che ha capito che non si può costruire la propria felicità a discapito degli altri. È una retcon imperdonabile se pensiamo al DLC Lost in Nightmares di Resident Evil 5, dove Chris e Jill assistono alla morte di uno Spencer tutt’altro che santo. Ma cinico, spietato e ossessionato dal diventare un dio. Pensare che quest’uomo abbia adottato una bambina (Grace) per fare ammenda e abbia nascosto un antivirale universale (Elpsi) nelle profondità di Raccoon City – inviarlo alle strutture sanitarie di tutto il mondo, non si può? – fa a cazzotti con l’intera narrazione. Soprattutto perché, per nascondere questo vaccino miracoloso, il “santo” Spencer ha fatto lanciare una bomba nucleare sulla città, sterminando migliaia di persone. Eh sì, perché non furono gli Stati Uniti a lanciare la bomba ma, come scopriamo, fu l’Umbrella coperta da altri poteri forti menzionati in altri capitoli della saga, come il Resident Evil 6.

Il mistero dei cloni di Grace

 

Grace non è realmente immune al Virus T, perché è una persona del tutto normale: la sua mancata trasformazione dopo i morsi nei filmati del gioco, a partire da quello con il poliziotto, è solo una pigra supercazzola degli sceneggiatori, che hanno confuso un espediente di gameplay con la trama pur di non farle subire il game over

 

In questo delirio si inserisce la sottotrama dei cloni. Se Grace è una bambina normale (come rivelato alla fine), ma allora perché se la cloni escono fuori mostri psicopatici come quelli nell’orfanotrofio? E perché se a questi cloni inietti il Virus T si trasformano non in zombie, ma in mostri aberranti come la Strega delle Ombre o le bambine squinternate dell’orfanotrofio di Raccon City? Ancora una volta, non c’è spiegazione. Il capolavoro del ridicolo si tocca però con Emily, un altro clone di Grace che aiuta la protagonista a scappare. Durante la fuga in elicottero, mentre gli zombie attanagliano il velivolo, Emily viene ferita non si sa bene da cosa (visto che era ben protetta all’interno) e muta in un mostro orripilante. Quando Leon la affronta, decide di punto in bianco di non ucciderla, ma di colpirla “solo in punti non vitali” (cosa che Leon non farebbe mai con un’arma biologica). Nel finale scopriamo che il corpo deforme del mostro era solo una specie di esoscheletro che racchiudeva il corpicino immacolato di Emily. Applicando l’antivirale Elpsi, la creatura mutata torna istantaneamente a essere una bambina bella, perfetta e pulita, con l’unico dettaglio di essere rimasta cieca a causa degli esperimenti precedenti. Un miracolo biologico da fantasy della peggior specie, utile solo a servire su un piatto d’argento un lieto fine forzato in cui Grace adotta Emily (praticamente il clone di se stessa).

Il Dottor Gideon e il delirio del Nemesis intellettuale

 

Beh, che il Dottor Gideon non fosse umano lo davamo tutti per scontato. Ma che fosse un Nemesis che fa lo scienziato pazzo a tempo pieno nessuno osava immaginarlo

 

Uno degli ultimi atti di questo festival del non-sense spetta al Dottor Gideon. Sopravvissuto all’inseguimento in moto in cui Leon lo aveva scaraventato in una voragine (perché nella serie di RE nessuno muore mai al primo tentativo), il dottore si ripresenta alla fine mutato e completamente folle. Non potendo accettare che il suo mito Spencer si sia redento lasciando una cura, interpreta l’antivirale come “un modo per generare il caos”. Vabbé, altra supercazzola. Dopo essere stato crivellato di colpi, si trasforma nel boss finale: un Nemesis quasi identico all’ultima mutazione del remake di Resident Evil 3: Nemesis. Un altro riciclo nostalgico che insulta la lore: il parassita NE\alpha serve a dare a un Tyrant l’intelligenza per usare armi e obbedire a ordini militari, non per fargli prendere una laurea in medicina e fargli gestire una clinica per anni spacciandosi per un essere umano.

Il finale dopo i titoli di coda: La truffa di Resident Evil 10

 

Se pensavate che il miracolo di Emily, il filmato post-credits vi costringerà a riconsiderare il concetto di “faccia tosta”. In questa sequenza assistiamo a un gruppo di soldati misteriosi che si muovono nel cratere radioattivo di Raccoon City. Questi mercenari dichiarano di aver recuperato qualcosa di estremamente importante (una vera super arma biologica nascosta sotto le macerie, smentendo il fatto che ci fosse solo l’antivirale?) e di aver sterminato la squadra di Chris Redfield. Poi fuggono dicendo di doversene andare prima che arrivino i “lupi” (i rinforzi di Chris o qualche altra fazione). In pratica, Capcom si rimangia l’intero lieto fine e la redenzione di Spencer cinque secondi dopo averli mostrati, svelando che la super arma c’era per davvero. L’unico barlume di logica in questo marasma è il collegamento con Resident Evil 6: scopriamo infatti che il governo ombra degli Stati Uniti ha fatto assassinare il Presidente Benford (l’amico di Leon in RE4 e RE6) proprio perché stava indagando sulla verità di Elpsi e sul misterioso laboratorio sotto Raccoon City. Ma l’approfondimento finisce qui. Tutto il resto è solo un enorme cliffhanger commerciale. Ma un buco narrativo, se non lo tappi, diventa una voragine. E Capcom, migliorare la coerenza della lore, ha preferito scavare un canyon per assicurarsi le vendite del prossimo capitolo, dove le supercazzole dovranno necessariamente essere ancora più grandi per giustificare questo scempio.

Conclusione

 

Non ho niente contro i lieto fine, ma contro i finali felici retti da supercazzole, beh, quelli non li sopporto granché…

In sintesi, Resident Evil Requiem è un gioco che vive di contrasti. Da un lato c’è lottimo tentativo di restituire ai fan un survival horror puro e angosciante nella parte sviluppata con Grace; dallaltro cè il totale fallimento di una seconda metà action che procede ad assunzioni di idiozie narrative e pigrizie commerciali che nulla hanno a che fare con capolavopri come RE4. Giocare con Loen è un’altalena: momenti divertenti e originali non mancano, alternati però ad altri di pura follia e una Raccon City sviluppata senza impegno e senza cuore. Resident Evil Requiem si rivela un “bel gioco” nell’insieme solo per l’atmosfera iniziale e per la forza nostalgica dei suoi storici protagonisti (splendido lunico vero legame emotivo tra Leon e Sherry), ma fallisce brutalmente sulla rigiocabilità — bloccando le munizioni infinite dietro un grinding folle di 50.000 punti — e sulla coerenza narrativa. Capcom ha voluto creare colpi di scena a tutti i costi, ma ha finito per scrivere una delle sceneggiature più sconclusionate, ingarbugliate e scombinate dellintera saga. O forse dell’intero videoludico? XD Un insulto per chiunque ami la lore di questa storica serie. Dargli un voto è davvero difficile. Ma come fan della serie di Resident Evil e conosciutore della lore non potrei assegnargli qualcosa oltre il ★★★ (su 5)! Anche se la parte di Grace è di livello qualitativo notevole, nell’insieme il gioco (Grace+Leon) proprio non si salva nonostante il comportao tecnico sia strepitoso.

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